Monday, 28 April 2014

Fritto misto di animelle e carciofi per MTC di aprile 2014





Alla ricerca della tradizione perduta

A Roma, il quinto quarto fa parte della cucina nostrana e non può che essere così in una città che ha ospitato nel quartiere di  Testaccio il mattatoio fino a quello che sembra essere pochi anni fa, ma il tempo vola. La cucina povera, quindi si basava proprio nel riuscire a elaborare piatti saporiti con poco, ovvero con quelle parti che venivano considerate meno pregiate. E nel quartiere di Testaccio vi erano varie trattorie dove si poteva mangiare a poco prezzo, ed i piatti erano proprio la pajata con i rigatoni, la coda alla vaccinara, l'arzilla con i broccoli, tonnarelli cacio e pepe, gli involtini al sugo, la trippa in umido, appunto, alla romana, i fagioli con le cotiche e questo solo per nominare i più famosi.


di Qinyu Lu

Ora il mattatoio di Testaccio è solo un ricordo, restaurato, l'edificio ospita eventi culturali, è sede universitaria per RomaTRE e della Scuola Popolare di Musica di Testaccio.

di designwallah

 di Jeremy Cherfas

Però prima che anche la cucina romana sia diventata un ricordo anch'essa, dalla fine del XX secolo in poi sono nati tanti blog di cucina in Italia ed il pregio di questo fenomeno è proprio quello di mantenere vive le tradizioni tramite la nuova comunicazione, quella elettronica.

E se fino a poche ore fa io non avevo ancora mai assaggiato le animelle, e neppure sapevo come cucinarle, eh eh ora ho colmato questa lacuna. Perché di lacuna certamente si tratta. Negli anni '70 durante la mia adolescenza mia madre non si sarebbe mai sognata di "rifilarmi" un piatto del genere, anche se so che da piccola mi dava da mangiare il cervello...forse per farmi diventare intelligente come un bovino, chi sa? Ora invece grazie all'iniziativa contagiosissima di Ale e Dani leggasi MTC questo mese, io ed il semprepiùorsowebmaster - ci siamo accaparrati in zona Cesarini - ci - mancherebbe altro - la tradicion est tradicion - ben tre items rientranti nel genere del quinto quarto ovvero animelle (quinto quarto nobile mi dicono), una INTERA lingua e una coda AH! E le abbiamo pure dovute ordinare, "mind you", che mica si trovano fresche e "prêt-à-porter" .
Non riusciremo a fare che le animelle stasera, ovviamente, e rimarrò con il rimpianto di non aver fatto tutto per tempo. Ma quando non c'è l'ispiracion, c'aggiafà? Mi viene solo all'ultimo. Eh sì che di idee ne avevo in testa ma solo ora mi rendo conto di quanto avrei potuto ricercare e scrivere. Dall'architettura industriale alla cucina, passando per ricette e ricettari (il Carnacina celo) e poi er sor Sallustri 'ndo lo metti?

Per chi ha fretta e non vuole aprire tutti i link dirò che le animelle sono soltanto le ghiandole del timo degli animali giovani  se invece le volete vedere in foto nude allora cliccate QUI è gratis.

Per un filmetto c'è invece questo sito


Un ringraziamento speciale a Cristiana di Beuf à la mode che questo mese ha ospitato l'MTC con la ricetta Vellutata di fave con orecchie di maiale fritte che vi sfido di provare ahahah se trovate le orecchie!!!!!    ;)



FRITTO MISTO DI CARNE OVVERO ANIMELLE E CARCIOFI

500 - 600 g di animelle di vitello
3 o 4 carciofi
3 uova o 4 uova
olio evo
farina 00
sale

Lasciare a bagno le animelle per lavarle dal sangue ed intanto pulire e preparare i carciofi, che poi vanno fritti per primi in modo che la carne, fritta per ultima sia portata in tavola calda.
Infarinare, passare nell'uovo e friggere quindi i carciofi puliti, divisi in otto parti l'uno salarli e  tenerli in caldo.

Riprendere le animelle, scolarle bene e togliere eventuali pellicine. Molti libri di ricette consigliano di cuocerle in acqua portata al bollore e poi spenta (sbiancatura), ma non è stato necessario. Infarinare, passare nell'uovo e friggere anche queste. Sistemare i carciofi insieme alle animelle in modo che approfittino un po' del calore di queste ultime e portare in tavola.


Beh a domani per le altre leccornie. Lingua e coda :D Yum! Grazie, Cristiana! Scherzo. Alle animelle sono sopravvissuta egregiamente, sapete, il fritto... ed una buona birra per accompagnarlo! fanno la loro ..... figura direbbe la Van Pelt

Notte, raga scusate è stata la birra. Sèèèèèèèèèèèè


Friday, 28 March 2014

Soufflé con Pecorino di fossa e crema di patate e ceci profumata al rosmarino








Il secondo soufflé che propongo per l'MTC per la sfida di Marzo 2014. La sfida l'ha lanciata Fabiana del blog Tagli e Intagli in qualità di vincitrice del mese di febbraio.

Come ho già detto qui,  questa ricetta non è la mia prima scelta, mi mancava un ingrediente fondamentale che nel primo post non vi ho detto. E che ora vi dirò... il topinambur. Avrei voluto fare o il soufflé o la salsa al topinambur.

Altre idee che avevo avuto: soufflé con patate viola e formaggio. Ma prima o poi li proverò!

Il secondo formaggio scelto per il soufflé è stato il pecorino di fossa che, su richiesta del maritozzo, è stato abbinato con una crema di ceci. Patate e ceci, per essere più precisi, alla quale ho voluto dare un sapore nettamente mediterraneo usando olio della Sabina, aglio, rosmarino e pepe nero. Anche in questo caso, per evitare di usare la gelatina e dare alla crema un gusto meno netto di ceci,  ho deciso di utilizzare le patate - proprio perché tradizionalmente anche con  questo formaggio, come con il Castelmagno, si condiscono preparazioni che usano le patate, soprattutto gli gnocchi. Ma anche perché le patate arrosto "chiamano" il rosmarino e l'aglio in molte regioni. Infatti dovete assicurarvi che questi profumi siano bel percepibili ma non sovrastino il gusto del  soufflé.



Il  formaggio di fossa è un formaggio tipico italiano della zona che va dalla provincia di Ascoli Piceno fino a Bologna, sfidando quindi i confini regionali tra Marche ed Emilia. Segue geograficamente la morfologia del terreno. Le fosse sono scavate in questa zona che ha un microclima speciale. Storicamente questa usanza prese piede sia per conservare il formaggio durante la stagionatura che per nasconderlo e proteggerlo dalle razzie.

Prodotto con latte misto di pecora e vaccino, oppure con solo latte di pecora (pecorino), questo formaggio prende il nome dalle fosse in tufo dove viene messo a stagionare per circa tre mesi. Ha una pasta friabile, di colore chiaro e acquisisce con la stagionatura un colore più marcato e sentori di sottobosco quali legno, muschio e tartufo.

Disciplinare del Formaggio di fossa.


Con la seconda metà della dose della ricetta data da Fabiana ho preparato il soufflé al pecorino di fossa.

Anche qui ho utilizzato le spiegazioni di Fabiana modificando solo le parti che andavano adattate ai miei cambiamenti.


SOUFFLÉ CON PECORINO DI FOSSA E CREMA DI PATATE E CECI PROFUMATA AL ROSMARINO

Abbinamento:
si consiglia l'abbinamento con vini bianchi frizzanti: Prosecco di Cartizze.

Per 6  monoporzioni servono:

per il soufflé:
300 ml di panna fresca
3 cucchiai da minestra di amido di mais
30 g di burro + quanto basta per ungere gli stampi
6 uova medie
220 g di pecorino di fossa tagliato a pezzetti piccoli (o altro formaggio)
parmigiano a sufficienza per ricoprire fondo e bordi degli stampi, circa 3 cucchiai;

per la crema di ceci, aglio e rosmarino:
1 carota
1 gambo di porro
2 patate medie bollite in acqua salata
150 g di ceci già bolliti
1 cucchiaino di succo di limone
1 cucchiaino di burro
6 cucchiaio di olio evo
3 spicchi d'aglio
1 bel rametto di rosmarino fresco
pepe nero qb;

per guarnire:
ceci
fettine di patata  non sbucciata
buccia di limone non trattato
rondelle di porro cotte (prese dal brodo vegetale).


Cominciamo preparando la crema, volendo si può provvedere anche il giorno prima.

Per il brodo di verdure:
- Coprire  a filo le verdure con acqua fredda e portare lentamente ad ebollizione.
E' decisamente opportuno tagliare le verdure in modo che coprano più superficie possibile, cuoceranno più velocemente e non perderanno né colore né sapore.
- Lasciar andare circa 15 minuti, spegnere.
- Scolare schiacciando molto bene le verdure per ricavare il massimo della polpa.
- Filtrare nuovamente.
- Versare l'olio in una padella, aggiungere l'aglio privato del germoglio - punzecchiato per farne uscire il sapore - e il pepe nero. Scaldare leggermente l'olio e spegnere; aggiungere il rosmarino e lasciare in infusione. L'olio deve acquisire bene il profumo di aglio e rosmarino "a crudo". Se già avete un olio aromatizzato fatto in casa con questi due ingredienti potete usare quello.
Intanto frullare i ceci con un po' di brodo in  modo da ottenere una crema liscia. Aggiungere le patate ben schiacciate, aggiustare la consistenza con il brodo se necessario. Se il composto è troppo liquido far asciugare un attimo in padella. Aggiungere con delicatezza l'olio ben aromatizzato e aggiustare eventualmente di sale e pepe. Mi raccomando, patate e olio devono essere incorporati a mano altrimenti la consistenza e la colorazione della crema ne soffriranno. L'olio frullato tende a dare opacità alla crema, mentre le patate frullate la renderebbero collosa.

Preparare le guarnizioni come si vede nella foto usando una fettina di patata, dei ceci, aglio, un po' di porro preso dal brodo e  la crema modellata tra due cucchiai.

Per il soufflé ci dice Fabiana:

La ricetta che ho scelto è una di quelle che propongo più spesso e porta la firma dello chef stellato (beato lui) Cyril Lignac, uno che giusto per dire ha lavorato con Pierre Hermé e Alain Ducasse, prima di aprire i suoi ristoranti ed  essere eletto miglior chef di Francia.
Quanto a soufflé... e non solo, è decisamente imbattibile, vi consiglio caldamente di fidarvi!!!

- Innanzi tutto scaldare il forno a 200° C.
- Con una pennellessa imburrare generosamente gli stampi o lo stampo che devono essere puliti ed assolutamente asciutti, ungere fondo e bordi....questo è assolutamente fondamentale!
- Con lo stesso criterio spargere il formaggio grattugiato negli stampi in modo che ne siano interamente ricoperti avendo cura di non toccare più l'interno con le dita.
- Riporre in frigo fino al momento del riempimento, volendo anche in freezer. Non trascurare questo passaggio!!
- Ripassare ancora i bordi con un altro poco di burro pomata e raffreddare nuovamente
- Mescolare  l'amido di mais con poca panna fresca fuori fuoco.
- Portare ad ebollizione la restante panna, raggiunto il bollore unire il mix panna mais mescolando sempre.
- Abbassare la fiamma e proseguire la cottura aiutandosi con una frusta a mano fino ad ottenere una crema spessa.
- Allontanare dalla fiamma ed unire il burro avendo cura di continuare sempre a lavorare.
- Rompere le uova  tenute a temperatura ambiente, separando i tuorli dagli albumi, avendo cura di non toccare questi ultimi con le mani.
- Unire i tuorli uno alla volta, incorporandoli alla perfezione prima di introdurre il successivo.
- Sbriciolare il pecorino di fossa ( o altro formaggio prescelto), unire alla massa e mescolare.
- Salare, pepare, qb e mescolare bene.
- L'ultima indispensabile operazione è quella di montare gli albumi. Devono essere ben stabili, ma non di cemento armato :((  Ci si può aiutare unendo qualche goccia di limone che aiuta la montatura rendendola stabile. Gli acidi sono fantastici in certe situazioni:))))  Sconsiglio invece la famosa presa di sale, in realtà - a meno che non si monti a mano (faticando come bestie) - non ha una reale utilità, anzi, il cloruro di sodio ha proprietà igroscopiche, quindi alla lunga sottrae acqua e destabilizza la struttura.
- Con delicatezza ed in più riprese unire gli albumi montati, badando bene di non smontarli, eseguendo movimenti verticali con una spatola e contestualmente ruotando la ciotola, il classico movimento en coupant;))))
- La massa deve risultare ben omogenea.
- Versare negli stampi (o nello stampo) arrivando solo ai 2/3 della loro altezza.
- Lisciare delicatamente la superficie con la spatola.

Intermezzo

- C'è chi sostiene che sia opportuno passare la lama di un coltello tutt'intorno agli stampi per fare in modo che il soufflé cresca dritto.
- C'è addirittura chi sostiene d'aprire il forno dopo 3/4 minuti per eseguire questa operazione in rapidità.
- E c'è pure chi suggerisce una cottura bagno maria al forno passando dai 200° iniziali ai 180° dopo 10 minuti.

Ma noi seguiamo la scuola classica e quindi proseguiamo decidendo di:

- Infornare immediatamente e cuocere senza mai aprire per 15/18 minuti gli stampi piccoli oppure 25/30 minuti in caso di stampo unico.
- In ogni caso sorvegliare ed estrarre quando gonfio e ben dorato in superficie.
L'esterno deve essere compatto, l'interno morbidissimo, umido  e soffice come una nuvola.
- Per accentuare la colorazione si può cospargere la superficie con un cucchiaino di formaggio grattugiato prima di infornare.
- A voi la scelta se mantenere il soufflé nel suo contenitore od estrarlo, questo non creerà difficoltà alcuna.
- Potete anche tenerlo un paio di minuti a forno spento, lo sbalzo termico sarà inferiore ed è possibile che con una "gran botta di culo" facciate in tempo a sorprendere i vostri ospiti ed a sorprendere voi stessi della magia del soffiaggio.... tempo di accorgersene e sarà già passata;))


Per la cottura si possono utilizzare tutti i tipi di contenitori, purché ovviamente resistenti al calore, tazzine, cocottes, bicchierini, vasetti.

Potete anche scegliere di essere creativi ed utilizzare contenitori naturali, mele, pere, peperoni, patate.....fate vobis!!




Soufflé al Castelmagno, salsa di pere e patate con profumo di chiodi di garofano e alloro






E' proprio vero l'ultima volta che ho fatto un soufflé andavo ancora alle superiori. Ero in Australia, in quel di Sydney - e quando mai ve lo faccio dimenticare - Maaa... il testo di riferimento era italiano e precisamente il Talismano.

Ora invece cucino per l'MTC il bel gruppo di amici che si sfida sul web. La sfida l'ha lanciata Fabiana del blog Tagli e Intagli in qualità di vincitrice del mese di febbraio.

Confesso che questa ricetta non è la mia prima scelta, ma mi mancava un ingrediente fondamentale. Che vi dirò... dopo.

Mi sono trovata molto bene con questa ricetta e la consiglio anche a chi ha paura che non riesca bene. Inoltre anche se laboriosa un po' lo è, è possibile dividere in due le operazioni, tanto da riuscire addirittura a farlo se si hanno ospiti a cena. Infatti, sia la salsa che la preparazione fino alla salsa di panna addensata possono essere fatte il giorno prima.

Il formaggio scelto per il soufflé qui è il Castelmagno, ricavato da latte vaccino e prodotto dop della zona del Piemonte in provincia di Cuneo che comprende appunto Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana.
Ha una pasta semidura, di colore chiaro che con la stagionatura tende al giallo oro. Può essere erborinato. Nella cucina piemontese viene usato per condire gli gnocchi. Si abbina bene con il miele.

Per la salsa, anche se scontato l'abbinamento formaggio e pere ho deciso di utilizzarlo lo stesso. Per evitare di usare la gelatina e dare un gusto meno dolce alla salsa ho deciso di utilizzare le patate - proprio perchè anche tradizionalmente abbinate negli gnocchi a questo formaggio - per dare corpo e sapore.

Disciplinare del Castelmagno




Con la dose data da Fabiana ho fatto due diverse ricette. Questa è la prima.

Ho utilizzato le spiegazioni di Fabiana modificando solo le parti che andavano adattate ai miei cambiamenti.






SOUFFLE' AL CASTELMAGNO, salsa di pere e patate con profumo di chiodi di garofano e alloro

Abbinamento:
si consiglia l'abbinamento con vini bianchi fruttati: Pigato della Riviera di Ponente o Vermentino.

Per 6  monoporzioni servono:

per il soufflé:
300 ml di panna fresca
3 cucchiai da minestra di amido di mais
30 g di burro + quanto basta per ungere gli stampi
6 uova medie
220 g di castelmagno (o altro erborinato)
parmigiano a sufficienza per ricoprire fondo e bordi degli stampi, circa 3 cucchiai;

per la salsa di pere:
1 carota
1 gambo di porro
3 pere (di cui 1 per guarnire)
2 patate medie bollite in acqua salata
100 g di zucchero
100 g di acqua
1 cucchiaino di succo di limone
1 cucchiaino di burro
1 chiodo di garofano
1 foglia di alloro;

per guarnire:
noci
alloro
chiodi di garofano

Cominciamo preparando la crema, volendo si può provvedere anche il giorno prima.

Coprire  a filo le verdure con acqua fredda e portare lentamente ad ebollizione.
E' decisamente opportuno tagliare le verdure in modo che coprano più superficie possibile, cuoceranno più velocemente e non perderanno né colore nè sapore.
- Lasciar andare circa 15 minuti, spegnere.
- Scolare schiacciando molto bene le verdure per ricavare il massimo della polpa.
Filtrare nuovamente.
- Pelare e tagliare le pere e passarle in poco succo di limone per non farle annerire, disporre in padella, coprire con il brodo ottenuto, salare ( poco). Coprire con carta forno praticando un camino centrale.
- Cuocere 30 minuti, aggiunger per un minuto un chiodo di garofano ed una foglia di alloro, togliere entrambi e allontanare dal fuoco, unire le patate ben schiacciate.
- Setacciare, disporre in sac à poche e preservare fino al momento dell'utilizzo.

Per le fette di pera per decorare il piatto:
tagliare la pera a fettine e immergere nello sciroppo preparato con acqua e zucchero, fare cuocere lentamente, girando le fette con molta delicatezza. Quando le pere saranno diventate trasparenti allontanare dal fuoco ed usare per guarnire.

Per il soufflé ci dice Fabiana:

La ricetta che ho scelto è una di quelle che propongo più spesso e porta la firma dello chef stellato (beato lui) Cyril Lignac, uno che giusto per dire ha lavorato con Pierre Hermé e Alain Ducasse, prima di aprire i suoi ristoranti ed  essere eletto miglior chef di Francia.
Quanto a soufflé... e non solo, è decisamente imbattibile, vi consiglio caldamente di fidarvi!!!

- Innanzi tutto scaldare il forno a 200°C
- Con una pennellessa imburrare generosamente gli stampi o lo stampo che devono essere puliti ed assolutamente asciutti, ungere fondo e bordi....questo è assolutamente fondamentale!
- Con lo stesso criterio spargere il formaggio grattugiato negli stampi in modo che ne siano interamente ricoperti avendo cura di non toccare più l'interno con le dita.
- Riporre in frigo fino al momento del riempimento, volendo anche in freezer. Non trascurare questo passaggio!!
- Ripassare ancora i bordi con un altro poco di burro pomata e raffreddare nuovamente
- Mescolare  l'amido di mais con poca panna fresca fuori fuoco.
- Portare ad ebollizione la restante panna, raggiunto il bollore unire il mix panna mais mescolando sempre.
- Abbassare la fiamma e proseguire la cottura aiutandosi con una frusta a mano fino ad ottenere una crema spessa.
- Allontanare dalla fiamma ed unire il burro avendo cura di continuare sempre a lavorare.
- Rompere le uova  tenute a temperatura ambiente, separando i tuorli dagli albumi, avendo cura di non toccare questi ultimi con le mani.
- Unire i tuorli uno alla volta, incorporandoli alla perfezione prima di introdurre il successivo.
- Sbriciolare il Castelmagno ( o l'erborinato prescelto), unire alla massa e mescolare.
- Salare, pepare qb e mescolare bene.
- L'ultima indispensabile operazione è quella di montare gli albumi. Devono essere ben stabili, ma non di cemento armato :((  Ci si può aiutare unendo qualche goccia di limone che aiuta la montatura rendendola stabile. Gli acidi sono fantastici in certe situazioni:))))  Sconsiglio invece la famosa presa di sale, in realtà a meno che non si monti a mano( faticando come bestie) non ha una reale utilità, anzi, il cloruro di sodio ha proprietà igroscopiche, quindi alla lunga sottrae acqua e destabilizza la struttura.
- Con delicatezza ed in più riprese unire gli albumi montati, badando bene di non smontarli, eseguendo movimenti verticali con una spatola e contestualmente ruotando la ciotola, il classico movimento en coupant;))))
- La massa deve risultare ben omogenea.
- Versare negli stampi ( o nello stampo) arrivando solo ai 2/3 della loro altezza.
- Lisciare delicatamente la superficie con la spatola.

Intermezzo

- C'è chi sostiene che sia opportuno passare la lama di un coltello tutt'intorno agli stampi per fare in modo che il soufflé cresca dritto.
- C'è addirittura chi sostiene d'aprire il forno dopo 3/4 minuti per eseguire questa operazione in rapidità.
- E c'è pure chi suggerisce una cottura bagno maria al forno passando dai 200° iniziali ai 180° dopo 10 minuti.

Ma noi seguiamo la scuola classica e quindi proseguiamo decidendo di:

- Infornare immediatamente e cuocere senza mai aprire per 15/18 minuti gli stampi piccoli oppure 25/30 minuti in caso di stampo unico.
- In ogni caso sorvegliare ed estrarre quando gonfio e ben dorato in superficie.
L'esterno deve essere compatto, l'interno morbidissimo, umido  e soffice come una nuvola.
- Per accentuare la colorazione si può cospargere la superficie con un cucchiaino di formaggio grattugiato prima di infornare.
- A voi la scelta se mantenere il soufflé nel suo contenitore od estrarlo, questo non creerà difficoltà alcuna.
- Potete anche tenerlo un paio di minuti a forno spento, lo sbalzo termico sarà inferiore ed è possibile che con una "gran botta di culo" facciate in tempo a sorprendere i vostri ospiti ed a sorprendere voi stessi della magia del soffiaggio.... tempo di accorgersene e sarà già passata;))

Per la cottura si possono utilizzare tutti i tipi di contenitori, purchè ovviamente resistenti al calore, tazzine, cocottes, bicchierini, vasetti.

Potete anche scegliere di essere creativi ed utilizzare contenitori naturali, mele, pere, peperoni, patate.....fate vobis!!




Thursday, 13 March 2014

Gamberoni al forno



foto di matpacker protetta da licenza Creative Commons

Non mi capita spesso di cucinare i gamberoni al forno, ma ricordo che in Australia, dove come in Italia c'è una tradizione di cucina di mare, ho spesso mangiato i gamberi conditi con olio, burro e aglio e passati per pochi minuti in forno. In Italia il burro non lo useremmo, ed è proprio per questo che vi propongo questa ricetta, che ha un sapore diverso dal solito. D'altronde in Australia si fa anche il "garlic bread" con il burro. Si affetta una baguette lasciando parte delle fette attaccate al filoncino e si spalma la mollica con burro aromatizzato all'aglio. Si chiude il tutto in un foglio di allumino e si mette in forno per 10 - 15 minuti.

gamberi al forno nel coccio monoporzione da qui

GAMBERONI AL FORNO ALL'AUSTRALIANA

80 ml di olio e.v.
60g di burro a tocchetti
4 spicchi schiacciati di aglio
1kg di gamberoni o gamberi sgusciati e puliti lasciando la coda

per decorare
1/3 di tazza di erba cipollina tagliata sottile  to garnish

per accompagnare
4 fette di pane leggermente bruschettato

Riscaldare il forno a 200°C. Utilizzare 4 cocotte Place four 250ml (1-cup) capacity ovenproof dishes on a baking tray. Place 1 tablespoon of oil in each dish. Place in preheated oven for 2 minutes or until hot.
Step 2
Meanwhile, melt butter and garlic in a saucepan over low heat. Add prawns and stir to combine. Remove from heat.
Step 3
Divide prawn mixture among prepared dishes. Cook in oven for 8 minutes or until prawns curl and change colour. Remove from oven.
Step 4
Place dishes on plates. Sprinkle the prawns with chives and serve with bread.


Questo post è scritto interamente da Rosemarie e sponsorizzato da Ricetta Idea

Pasta di zucchero: viva i colori tenui

foto di Capture VisiOn protetta da licenza Creative Commons

Preparare la pasta di zucchero non è difficile, ma richiede un minimo di tecnica e di pazienza.
Va precisato che esistono due tipi di pasta di zucchero, uno per la copertura delle torte ed uno per creare decorazioni, quest'ultimo in inglese viene chiamato "modelling fondant"  ed è di questo che vi do la ricetta dal libro The Complete Book of Baking che per me è sempre fonte di ottime ricette tradizionali.


Prima di darvi la ricetta vorrei anche ricordare che i coloranti non sono esattamente salutari, e vi esorto a non farvi prendere troppo dalla moda. Quindi, sì alle torte decorate, ma se non disponete di coloranti naturali, evitate almeno di abbondare o rifatevi piuttosto allo stile delle torte inglesi d'epoca e da matrimonio, (ci sono delle torte in giro con colori così carichi che veramente risultano anche pacchiane) e consigliate ai vostri ospiti di mangiare la torta e non la decorazione, che tanto è tutto zucchero e quindi un attentato alla linea ed ai denti :)  Come questa


foto di  murnahan coperta da Licenza Creative Commons

Bianco e colori molto tenui per il rivestimento e poi sbizzarritevi con le decorazioni, che non metterete nei piatti dei commensali, come nell'esempio qui sotto.


foto di Nikita coperta da Licenza creative commons

Ingredienti
½ tazza di zucchero
1 cucchiaio di glucosio
40 ml di acqua
un quarto di cucchiaino di cremor tartaro
½ cucchiaio di glicerina
2½ cucchiaini di colla di pesce
30 ml di acqua tiepida per la colla di pesce
1 cucchiaio di olio insapore ed incolore (girasole, riso, mandorle)
2½ tazze di zucchero al velo vanigliato setacciato
coloranti alimentari in gel o in pasta


mettere lo zucchero, il glucosio, l'acqua, il cremor tartaro e la glicerina in un pentolino a doppio fondo, scaldare lentamente fino a sciogliere lo zucchero. Portarlo lentamente all'ebollizione. Far cuocere lo sciroppo fino ai 115°- 116°C misurati con un termometro da zucchero oppure fin quando una goccia di sciroppo fatto cadere in acqua fredda non formi una piccola pallina morbida.
Sciogliere la gelatina nell'acqua tiepida ed aggiungere allo sciroppo quando non presenta più segni di ebollizione. Far raffreddare per 5 o 6 minuti, aggiungere l'olio. Versare il tutto in una coppa e aggiungere tre quarti dello zucchero al velo, lavorando l'impasto per incorporarlo. Mettere a riposare per 12 ore coperto da un canovaccio inumidito (non bagnato!) aggiungere il colorante desiderato se necessario e lo zucchero rimanente ed impastare.


Questo post è scritto interamente da Rosemarie e sponsorizzato da Ricetta Idea